Dall’UE no ai dazi sulle trasmissioni elettroniche
Studio Legale Armella & Associati
Nessun dazio UE sarà applicato alle c.d. “trasmissioni elettroniche”, ossia ai contenuti e ai servizi digitali trasmessi attraverso la rete, come film, serie TV, e-book e software. Lo ha ribadito l’Unione europea siglando una dichiarazione pubblicata, lo scorso 1° settembre, presso la sede di Ginevra dell’Organizzazione mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO). La conferma arriva nonostante il mancato raggiungimento di un accordo sulla proroga della moratoria sui dazi applicabili al commercio elettronico, scaduta lo scorso 31 marzo 2026, in occasione della 14° Conferenza ministeriale WTO.
Il contenuto di tale moratoria, adottata per la prima volta nel 1998, durante la 2° Conferenza, prevede l’impegno, da parte dei Paesi contraenti, di non imporre oneri daziari sulle trasmissioni elettroniche e, in particolare, sui download di software, e-book, streaming di musica e film e videogiochi, ma anche sui contratti siglati e sulle fatture emesse in formato elettronico.
Originariamente concepita come temporanea, la moratoria tariffaria ha sempre riscosso un ampio consenso. L’accordo, infatti, è stato prorogato in occasione di tutte le successive Conferenze ministeriali.
Con la dichiarazione del 1° settembre 2026, l’Unione europea si è formalmente impegnata a far entrare in vigore, nella seconda metà del 2027, un nuovo accordo plurilaterale sul commercio elettronico, che vincolerà gli Stati contraenti a non applicare reciprocamente dazi doganali sulle trasmissioni elettroniche.
L’accordo prevederà, inoltre, disposizioni finalizzate ad agevolare gli scambi commerciali digitali e ad accrescere la fiducia di imprese e consumatori verso il commercio elettronico. A favore del nuovo accordo si sono espresse le grandi economie digitali, tra cui Stati Uniti, Canada e Giappone, che vedono in una rinnovata intesa l’unico strumento utile a evitare un aumento dei costi e garantire maggiore stabilità al commercio digitale globale.
Alcuni Paesi in via di sviluppo, tra cui l’India e l’Indonesia, sostengono invece che la nuova intesa li priverebbe di entrate tariffarie necessarie per finanziare le infrastrutture e colmare il divario digitale.
Da ultimo, si segnala che la previsione di un nuovo accordo che vieti dazi sul commercio elettronico sarebbe particolarmente rilevante per le piccole-medie imprese. Strumenti digitali accessibili e convenienti consentono infatti alle PMI di raggiungere clienti all’estero, competere sui mercati globali e crescere con un sistema sostenibile.