CBAM: allargamento a 200 nuovi prodotti
Stefano Comisi
Stella Ferrante
Studio legale Armella & Associati
La Commissione ENVI ha preso posizione sulla proposta di revisione del CBAM, presentata dalla Commissione europea. Tra le novità più rilevanti figurano l’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo, il rafforzamento delle norme anti-elusione e il fondo temporaneo per la decarbonizzazione, novità che allineano sempre di più il CBAM agli obbiettivi di decarbonizzazione industriale UE.
La proposta di revisione
Il 6 luglio 2026 la Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza alimentare (ENVI) ha approvato, con 56 voti favorevoli, 11 contrari e 12 astensioni, la propria posizione sulla proposta di revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), presentata dalla Commissione europea il 17 dicembre 2025. L’obbiettivo è quello di ampliare, a partire dal 2028, l’ambito di applicazione del meccanismo, includendo una vasta gamma di prodotti “a valle” (downstream goods). La maggior parte dei nuovi prodotti contengono ferro, acciaio e alluminio.
Sulla proposta si era già espresso, il 12 giugno 2026, anche il Consiglio dell’Unione europea, il quale ha confermato la necessità di rafforzare il CBAM al fine di contrastarne l’elusione. Allo stato attuale, un operatore potrebbe, anziché importare acciaio o alluminio, importare un prodotto finito o un componente che incorpora tali materiali, sottraendosi così agli obblighi imposti dal meccanismo. In questo modo, parte delle emissioni incorporate nei beni immessi sul mercato europeo rimarrebbe esclusa dal CBAM, vanificando gli sforzi delle politiche climatiche dell’Unione volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a garantire condizioni di concorrenza eque tra produttori europei ed extraeuropei.
200 nuovi prodotti soggetti al CBAM
Se la proposta della Commissione europea del 17 dicembre 2025 prevedeva l’inclusione di circa 180 prodotti, la posizione adottata dalla Commissione ENVI del Parlamento europeo ne amplia ulteriormente la portata, estendendola a oltre 200 prodotti downstream. Si tratta di prodotti derivati o trasformati riconducibili alle sei categorie già coperte dal CBAM che contengono quantità significative di acciaio o alluminio. Tra quelli elencati figurano, a titolo esemplificativo, viti, bulloni, stoviglie, articoli per la cucina e per la casa, frigoriferi-congelatori, lavatrici, macchinari e apparecchi meccanici, attrezzature agricole, autoveicoli e caldaie.
Ampliando l’ambito di applicazione, il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio lungo la catena del valore (carbon leakage) si riduce ulteriormente, garantendo condizioni di concorrenza più eque tra i produttori europei e i concorrenti extra-UE.
Bocciata la clausola di salvaguardia
Particolarmente significativa è la posizione assunta dalla Commissione ENVI in relazione alla clausola di salvaguardia. La proposta originaria della Commissione europea prevedeva, infatti, l’introduzione di una clausola di emergenza che avrebbe consentito all’Unione europea di derogare temporaneamente agli obblighi CBAM per determinati prodotti, come i fertilizzanti, in presenza di circostanze eccezionali, quali gravi shock dei prezzi o crisi di mercato. La Commissione ENVI, in linea con la posizione assunta da alcune associazioni rappresentative delle imprese attive nei settori dell’idrogeno pulito, dell’ammoniaca, dell’acciaio e dei fertilizzanti, ha proposto l’eliminazione della clausola, ritenendo che, anche in situazioni di emergenza, non debbano essere sospesi gli obblighi connessi al CBAM, perché scoraggerebbe gli investimenti nella decarbonizzazione.
Al contrario, Copa-Cogeca, l’organizzazione che rappresenta agricoltori e cooperative agricole europee, ha espresso un forte dissenso per questa proposta, sostenendo che senza la possibilità di sospendere temporaneamente il meccanismo in caso di gravi perturbazioni del mercato il CBAM rischia di aggravare le crisi anziché attenuarne l’impatto.
Fondo per la decarbonizzazione
A seguito dell’eliminazione della clausola di salvaguardia proposta dalla Commissione europea, la Commissione ENVI ha individuato nel Fondo temporaneo per la decarbonizzazione (Temporary Decarbonisation Fund) lo strumento attraverso il quale sostenere i settori maggiormente esposti agli effetti economici della transizione climatica.
Il Fondo dovrebbe essere utilizzato per sostenere gli investimenti delle imprese europee in tecnologie a basse emissioni, al fine di favorire la transizione verso processi produttivi più sostenibili e rafforzando la competitività dell’industria europea in un contesto sempre più orientato alla neutralità climatica. Il Parlamento propone inoltre un avvio anticipato del fondo nel 2027 e un ampliamento della platea dei beneficiari, al fine di sostenere l’industria europea durante la graduale eliminazione delle quote gratuite nell’ambito del sistema ETS.
Prossimi passi
La posizione della Commissione ENVI non è ancora definitiva ma definisce la linea negoziale del Parlamento europeo in vista del confronto con il Consiglio e la Commissione europea nell’ambito dei negoziati interistituzionali. Il voto dell’Assemblea plenaria è atteso nei prossimi mesi. Qualora sia raggiunta un’intesa, il CBAM assumerà un ruolo ancora più rilevante come strumento a sostegno degli obiettivi di decarbonizzazione e, più in generale, dell’attuazione del Green Deal europeo.