Dazi: USA in attesa della scadenza del 24 luglio, Washington colpisce il Canada
Studio Legale Armella & Associati
Il 24 luglio termina il periodo massimo di 150 giorni previsto dalla Section 122 del Trade Act del 1974, la base normativa utilizzata dall’amministrazione Trump per applicare un dazio addizionale generalizzato del 10% sulle importazioni. In assenza di un provvedimento legislativo del Congresso che ne autorizzi la prosecuzione, la misura è destinata a decadere, con possibili effetti sulle strategie di approvvigionamento delle imprese e sulle aspettative degli operatori finanziari rispetto all’evoluzione del regime tariffario Usa.
La scadenza della Section 122 non esclude, tuttavia, nuovi interventi protezionistici da parte della Casa Bianca. L’Amministrazione potrebbe, infatti, valutare il ricorso alla disciplina della Section 301 del Trade Act del 1974, in materia di pratiche commerciali ritenute scorrette, che consentirebbe di applicare dazi tra il 10% e il 12,5%. Nel mese di marzo sono state avviate, infatti, diverse indagini volte a verificare se in 60 Paesi da cui gli Usa importano si pratichi il lavoro forzato. Possibile anche il ricorso alla Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, legata a valutazioni di sicurezza nazionale.
L’eventuale riattivazione di misure tariffarie attraverso differenti basi giuridiche manterrebbe elevato il livello di incertezza per le catene globali del valore, con potenziali ricadute su costi di importazione, margini aziendali, inflazione e flussi commerciali internazionali.
In questo quadro si inserisce anche l’ultima iniziativa dell’amministrazione Trump: il presidente ha firmato il 20 luglio tre proclami ai sensi della Section 338del Tariff Act del 1930, con cui ha disposto l’introduzione, a partire dal 19 agosto, di dazi aggiuntivi del 50% su un’ampia gamma di merci importate dal Canada.
Tra i prodotti interessati figurano beni di largo consumo, come vino e mazze da hockey, oltre a prodotti industriali, tra cui il cemento. Restano fuori, invece, energia, pesce, minerali critici, aeromobili civili coperti dall’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (WCO).
La Casa Bianca ha spiegato che la misura dell’Amministrazione Trump è volta a contrastare quella che considera una persistente discriminazione nei confronti delle esportazioni statunitensi. Secondo Washington, le politiche commerciali canadesi hanno penalizzato per anni imprese e lavoratori americani, determinando uno squilibrio a danno dell’economia degli Stati Uniti.
A sostegno del provvedimento, l’Amministrazione richiama la Section 338 del Tariff Act, che attribuisce al Presidente il potere di imporre dazi nei confronti dei Paesi che riservano alle esportazioni statunitensi un trattamento meno favorevole rispetto a quello concesso ad altri partner commerciali, al fine di compensare il pregiudizio arrecato al commercio americano e ristabilire condizioni di concorrenza ritenute eque.
I nuovi dazi si applicheranno a tutte le merci ricomprese nei proclami, indipendentemente dal fatto che esse siano o meno coperte dall’Accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), nonostante l’amministrazione Trump abbia deciso di non rinnovare l’accordo nella sua formulazione attuale, ritenendolo non sufficientemente vantaggioso per i lavoratori statunitensi.
Restano esclusi dall’applicazione dei nuovi dazi i prodotti già assoggettati alle misure restrittive previste dalla Section 232 del Trade Expansion Act del 1962.