Sospeso fino a luglio il contributo nazionale sui pacchi di modico valore
di Sara Armella e Tatiana Salvi
Importanti novità dal Consiglio dei Ministri. A tre mesi dalla sua adozione, l’art. 5 del decreto legge n. 38/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Il 27 marzo 2026, ha disposto il rinvio al 1° luglio 2026 del contributo nazionale di 2 euro, istituito dalla legge di bilancio a copertura dei costi relativi alla gestione dei pacchi low cost provenienti dalla Cina e da altri Paesi extra-UE.
Secondo quanto riportato nella relazione tecnica, la decisione risponde alla necessità di consentire all’Agenzia delle dogane di adeguare il proprio sistema informativo alle attività di contabilizzazione e gestione della nuova handling fee.
Nonostante il periodo transitorio istituito dalla circolare dell’Agenzia delle dogane, 7 gennaio 2026, n. 1/D fino al 28 febbraio 2026, il Consiglio dei ministri è dovuto intervenire per assicurare alle Dogane un periodo di tempo adeguato per aggiornare i propri sistemi di gestione.
La sospensione del tributo, però, non determinerà una perdita di gettito: la relazione tecnica alla legge di bilancio aveva già considerato un periodo transitorio di sei mesi per le stesse ragioni che ne hanno giustificato il rinvio.
L’incremento degli oneri fiscali, conseguente alla tassa dei due euro, ha inciso inevitabilmente sui traffici commerciali. L’introduzione di un contributo non armonizzato a livello europeo, infatti ha dato seguito a operazioni elusive per aggirarne il versamento.
Nei mesi di gennaio e febbraio è stato registrato un importante sviamento dei flussi dai maggiori aeroporti italiani verso altri Paesi europei che non applicano il contributo, per poi procedere al trasporto via terra verso i consumatori italiani. A prova di ciò, alcune associazioni di categoria hanno denunciato che l’aeroporto di Malpensa ha perso oltre il 50% del traffico import e-commerce nei primi due mesi del 2026.
Le merci, infatti, sono sdoganate in altri aeroporti europei (Parigi, Budapest, Berlino) e successivamente movimentate su gomma verso gli acquirenti italiani, senza versare nessun contributo. Il risultato è un danno economico diretto per l’intera catena logistica.
Fin dalla sua istituzione, l’handling fee nazionale ha fatto sorgere dubbi relativamente alla sua compatibilità con la normativa doganale europea.
L’Agenzia delle dogane, con la circolare 4/D, ha chiarito che il contributo non è a un diritto doganale, ma un “onere” ai sensi dell’art. 52 del Codice doganale, destinato a coprire le spese amministrative connesse alla gestione delle spedizioni di modico valore. La stessa disposizione, tuttavia, consente l’introduzione di ulteriori oneri o costi da parte dei singoli Stati membri solo a fronte di uno specifico servizio reso dalle amministrazioni competenti, mentre il contributo nazionale è previsto per tutte le spedizioni di valore inferiore a 150 euro.
Occorre tenere presente che, in tutto il territorio dell’Unione, dal 1° luglio sarà abolita la franchigia doganale per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro ed entrerà in vigore il nuovo dazio fisso di 3 euro.
A questo maggior costo, che inizialmente potrebbe essere assorbito dalle imprese esportatrici, potrebbe aggiungersi un ulteriore commissione di gestione comune a tutti gli Stati membri, che dovrebbe entrare in vigore nel novembre 2026.
Il 2026 sarà un anno di rivoluzione, e possibilmente di responsabilizzazione, per i colossi dell’e-commerce che vogliono vendere i propri prodotti nell’Unione europea, ma anche per gli stessi consumatori.
Nel 2025 la Commissione europea ha registrato 5,9 miliardi importazioni di articoli a basso valore, provenienti soprattutto dalla Cina, a fronte dei 4,6 miliardi di pacchi importati nel 2024. Un imponente aumento del volume di importazioni che, beneficiando del regime di franchigia doganale, non ha dato corso ad alcun aumento delle risorse riscosse dalle autorità doganale, ma solo a un massivo incremento dei costi.