Passaporto Digitale dei Prodotti: nuovi obblighi e sfide di gestione dati per le imprese
Sara Armella e Tatiana Salvi
In arrivo il passaporto digitale dei prodotti immessi sul mercato UE, un contenitore di informazioni sui beni, concepito per rafforzare la trasparenza della supply chain e assicurare la conformità alle normative europee, a tutela dei consumatori.
Le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 18 febbraio del 2027 per alcune batterie di grandi dimensioni. Per gli altri prodotti si attendono, invece, norme di dettaglio, ma il piano di lavoro europeo ha già annunciato che le priorità sono ferro e acciaio, alluminio, tessili, pneumatici, mobili e materassi.
Per facilitare la transizione verso i nuovi adempimenti, lo scorso 20 luglio la Commissione europea ha lanciato il registro del passaporto digitale UE, avviando un ambiente di prova per le aziende.
A essere interessati dai nuovi obblighi saranno tutti i beni contemplati dal regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR, Reg. UE 2024/1781), che interessa anche tecnologie dell’informazione e della comunicazione e prodotti connessi all’energia. Anche altri regolamenti europei richiedono la registrazione del passaporto digitale, tra cui prodotti da costruzione, giocattoli, detergenti e tensioattivi per l’utilizzatore finale.
La centralità di questo strumento è evidenziata anche tra i considerando del nuovo Codice doganale europeo, votato dal Consiglio lo scorso 3 settembre e in attesa dell’approvazione da parte del Parlamento UE. Come ricordato dal legislatore della riforma, negli ultimi anni il ruolo delle autorità doganali si è evoluto per interessare sempre più frequentemente requisiti non finanziari relativi alle merci, necessari affinché queste possano entrare e circolare nel mercato interno. Tali regolamentazioni sono aumentate in maniera esponenziale, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza, la sostenibilità, la salute e la vita umana, animale e vegetale, l’ambiente, la protezione dei diritti umani e dei diritti di proprietà intellettuale. Il passaporto sarà centrale per assicurare che le normative in materia di prodotti continuino a rispondere a tali obiettivi.
Con l’introduzione del passaporto digitale, ogni bene immesso sul mercato europeo dovrà riportare un codice in grado di dichiarare di quali materiali è composto, la durata, le modalità di riparazione e di smaltimento.
La maggiore difficoltà, tuttavia, è legata alla necessità di riuscire a fornire informazioni chiare, univoche e non frammentate. Secondo le stime effettuate da On Page, piattaforma italiana per la gestione delle informazioni di prodotto, nella maggior parte delle aziende le informazioni che compongono una singola scheda prodotto risultano distribuite in media su otto archivi diversi, da replicare poi su sei diversi canali e in cinque lingue.
Secondo il rapporto Istat “Imprese e ICT 2025”, soltanto il 48,8% delle PMI italiane dispone di un gestionale integrato, ossia di un programma in cui i diversi reparti leggono e scrivono gli stessi dati, mentre fra le grandi imprese la quota arriva all’85,9%. Ma anche quando vi è un gestionale, questo di norma contiene soltanto codice, descrizione sintetica e prezzo: immagini, testi commerciali, dati tecnici e traduzioni restano fuori, dando vita a una frammentazione degli archivi.
Per le aziende interessate dal passaporto digitale dei prodotti diventa quindi fondamentale un cambio di prospettiva: raccogliere correttamente tutte le informazioni necessarie agevolerà il passaggio al nuovo sistema.
Con l’introduzione del registro da parte della Commissione, gli operatori possono accedere all’ambiente di test, alla documentazione tecnica, alle linee guida e ai webinar, oltre a un helpdesk dedicato.