Contributo per le spedizioni di modico valore: il bilancio a un mese dall’entrata in vigore

Contributo per le spedizioni di modico valore: il bilancio a un mese dall’entrata in vigore

Studio Legale Armella & Associati

A un mese dall’entrata in vigore del contributo di 2 euro previsto per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro, provenienti da Paesi terzi, si pensa già a un possibile ritiro.

La misura è stata prevista dai commi 126-129 dell’art. 1 della Legge di bilancio 2026, al fine di coprire le spese amministrative legate agli adempimenti doganali. L’ampio ambito di applicazione – che comprende le transazioni B2C (business to consumer), B2B (business to business) e gli scambi tra privati, anche se privi di finalità commerciali – è stato previsto per rafforzare la sostenibilità del sistema doganale, far fronte all’elevato numero di dichiarazioni H7, ossia le dichiarazioni semplificate riservate ai pacchi di valore inferiore a 150 euro, e per evitare disparità di trattamento tra commercio tradizionale e piattaforme elettroniche.

Tale contributo è stato adottato anticipando la misura tariffaria di 3 euro sui prodotti extra-UE importati da piattaforme di e-commerce, voluta dal Consiglio ECOFIN nel novembre 2025, e che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026.

La previsione di un handling fee nazionale ha sin da subito sollevato dubbi sul necessario coordinamento con la normativa europea. La tassa di matrice europea, infatti, si applicherà alle transazioni B2C e l’importo aumenta in base al numero di diversi articoli importati.

Il contributo italiano di 2 euro ha dato seguito anche a problemi di carattere operativo: alcune imprese esportatrici, infatti, hanno posto in essere una serie di manovre per aggirare il prelievo e far pervenire i propri prodotti ai consumatori italiani senza il pagamento della tassa di spedizione.

L’agenzia delle dogane ha calcolato che il volume di pacchi di modico valore, nei primi 20 giorni di gennaio, è diminuito del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un conseguente calo delle entrate attese nelle casse erariali in forza dell’applicazione del contributo. Molti produttori asiatici, infatti, hanno indirizzato le spedizioni verso altri aeroporti europei dell’area Shengen, in Stati limitrofi all’Italia che non applicano la tassa, beneficiando dell’assenza di barriere tariffarie al confine. Negli aeroporti, per esempio di Lipsia, Francoforte, Parigi e Budapest, le merci vengono sono e successivamente movimentate su gomma verso gli acquirenti italiani, senza ulteriori controlli e contributi da versare, arrecando un danno economico diretto all’intera catena di logistica dietro al commercio elettronico.

Il direttore generale di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) ha dichiarato che l’aeroporto di Malpensa ha già perso lo scalo di 30 voli cargo, di provenienza prevalentemente asiatica, che hanno optato per scaricare le proprie merci presso altri aeroporti europei. Di conseguenza, le Dogane italiane ricevono meno dichiarazioni H7, riscuotendo meno risorse rispetto a quanto inizialmente stimato dal MEF (intorno ai 122 milioni di euro per il 2026).

Resta fondamentale, quindi, un’azione congiunta da parte di tutti gli Stati membri nelle scelte di politica tariffaria, al fine di evitare disallineamenti tra le normative interne che permettono agli esportatori di beneficiare di un risparmio d’imposta lecito, preferendo Paesi in cui le procedure di sdoganamento risultano fiscalmente meno onerose.

Alcuni Paesi europei hanno ritrattato la scelta di introdurre misure nazionali anticipate: il Belgio ha rinunciato ad adottare una misura analoga a quella italiana, i Paesi Bassi hanno sospeso la propria proposta.

Anche in Italia è stato proposto un emendamento al decreto “milleproroghe” volto a sospendere l’efficacia del contributo, in attesa dell’entrata in vigore della tassa europea prevista per il 1° luglio 2026.

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