Direttiva due diligence: quale impatto sulla catena dei valori delle imprese indiane del settore tessile e dell’abbigliamento

Direttiva due diligence: quale impatto sulla catena dei valori delle imprese indiane del settore tessile e dell’abbigliamento

di Studio Legale Armella & Associati

La promozione della governance sociale e ambientale ha portato l’Unione europea all’adozione della direttiva UE 2024/1760 (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDDD), un’iniziativa volta a mitigare i potenziali impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, da parte delle imprese che sviluppano la propria attività lungo una catena di approvvigionamento di portata globale.

La direttiva presenta un nuovo approccio regolatorio, basato sulla gestione del rischio, con l’obiettivo di fissare standard minimi globali di tutela.

La CSDDD intende ampliare i confini della responsabilità delle imprese “capofila” (lead firms), estendendoli a tutte le attività che intervengono lungo la catena del valore.

L’implementazione degli obblighi presenti nella direttiva potrebbe portare le imprese UE a ridefinire la propria supply chain verso fornitori con profili di rischio più bassi.

A essere particolarmente interessati sono, per esempio, i fornitori indiani. L’India, nel 2023, ha esportato verso l’UE prodotti del settore tessile e dell’abbigliamento (T&C) pari a circa il 6,7% dell’import totale europeo. Il settore T&C svolge un ruolo centrale nella creazione di occupazione e nello sviluppo industriale ed economico indiano.

In tale contesto, la CSDDD potrebbe produrre effetti negativi sulle esportazioni indiane verso l’UE. Al contempo, però, può favorire l’introduzione di pratiche sostenibili lungo la catena del valore del settore T&C, promuovendo condizioni di lavoro dignitose, salari più elevati e standard di sicurezza più elevati.

Fondamentale principio della CSDDD, infatti, è quello della “responsabilità condivisa” nell’attuazione delle misure di due diligence per mitigare potenziali effetti negativi.

È necessaria, pertanto, un’azione congiunta sia da parte dei fornitori indiani che devono avviare in autonomia il processo di adeguamento alla normativa sulla due diligence, rendendosi più appetibili rispetto ad altri competitors stranieri, che da parte delle imprese capofila i quali dovranno investire in sviluppo tecnico e formazione dei propri fornitori, in modo da ridurre i rischi di violazione dei diritti tutelati dalla direttiva UE 2024/1760.

Occorre, inoltre, rendere più efficaci i sistemi per lo scambio di informazioni tra i soggetti coinvolti nella catena di produzione, in modo da indentificare e prevenire la formazione di aree ad alto rischio di infrazione.

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