Consiglio Ue: abolita la franchigia doganale per i pacchi di modico valore
di Sara Armella e Tatiana Salvi
Abolita la franchigia dai dazi doganali per i pacchi low cost. Con il regolamento Ue 2026/382, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 18 febbraio 2026, il Consiglio dell’Ue dice addio alla soglia de minimis, che consentiva l’esenzione dai dazi per le spedizioni sotto i 150 euro. Il superamento della franchigia sarà graduale: dal 1° luglio entra in vigore il regime transitorio, durante il quale si applicherà una tariffa unica di 3 euro su ogni articolo importato nell’Unione europea. Dal 1° luglio 2028 è prevista, invece, la messa a regime, con l’entrata in vigore della riforma del Codice doganale e del data hub europeo, che consentiranno di applicare a ogni prodotto le misure tariffarie previste dalla Taric (Tariffa doganale comune), con un’aliquota variabile in base alla tipologia di bene importato.
L’obiettivo dell’Unione europea, come annunciato dal Consiglio Ecofin, è accelerare i tempi e anticipare la riforma del Codice doganale, per contrastare la competizione sleale delle grandi piattaforme di e-commerce rispetto ai modelli di business tradizionali.
Nel 2021 l’Unione europea aveva già eliminato l’esenzione dall’Iva all’importazione per i beni di valore non superiore ai 22 euro (direttiva Ue 2017/2455), decidendo di mantenere soltanto la franchigia doganale per i pacchi inferiori ai 150 euro. Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un aumento esponenziale delle piccole spedizioni dirette ai consumatori europei, grazie al boom dell’e-commerce. I numeri sono rilevanti: nel 2024 si sono registrate 4,6 miliardi di piccole spedizioni verso l’Ue, di cui il 91% provenienti dalla Cina. Secondo le stime del Consiglio, il 65% dei piccoli pacchi che entrano nell’Unione europea è dichiarato con un valore inferiore per evitare i dazi all’importazione. Oltre alla sottofatturazione, molti operatori hanno adottato strategie di frazionamento artificiale delle spedizioni per beneficiare dell’esenzione de minimis. Secondo il Consiglio, in un contesto doganale digitalizzato, in cui sono disponibili dati elettronici per tutte le merci importate, non è più giustificato mantenere una soglia di esenzione introdotta per evitare oneri amministrativi sproporzionati per le autorità doganali e per gli operatori.
Tutte le spedizioni sotto i 150 euro, provenienti dalla Cina e da altri Paesi terzi, attualmente esenti dai dazi, saranno ora soggette ai tributi doganali. Da luglio 2026 a luglio 2028 si applicherà una tariffa fissa di 3 euro per ogni articolo, a prescindere dall’origine doganale dei prodotti. Ciò significa che acquistando più pezzi dello stesso prodotto (ad esempio tre magliette) la tariffa resta pari a 3 euro, indipendentemente dal numero di capi. La tariffa aumenta, invece, se si importano articoli differenti, classificati con diverse voci doganali: per esempio, per due maglioni e un paio di scarpe, l’imposta sarà di 6 euro.
A beneficiare del regime semplificato saranno le spedizioni postali e le merci provenienti da venditori extra-Ue registrati presso lo sportello unico per le importazioni del blocco ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (Ioss). Gli operatori non registrati al regime Ioss, invece, dovranno applicare i dazi previsti dalla Taric, variabili in base alla tipologia di bene importato.
Il regolamento prevede anche due clausole di riesame. Entro il 1° ottobre la Commissione europea dovrà verificare se la nuova misura comporti deviazioni dei flussi commerciali volte a evitare l’applicazione della tariffa forfettaria. Entro dicembre 2027, inoltre, la Commissione valuterà se sia necessario prorogare la misura transitoria, in attesa del data hub europeo.