Addio alla tassa italiana da 2 euro sull’e-commerce

Addio alla tassa italiana da 2 euro sull’e-commerce

Sara Armella e Tatiana Salvi

Addio alla tassa italiana da 2 euro sull’e-commerce

Abolito, prima ancora di vedere la luce, il tributo italiano sull’e-commerce: l’articolo 30 del d.d.l. alla Legge di bilancio per il 2027 abroga il contributo nazionale di 2 euro sulle importazioni fino ai 150 euro. L’imposta, prevista dalla manovra del 2026, era stata più volte rinviata, avendo sollevato sin da subito dubbi di compatibilità con la normativa europea.

Dubbi che sono ora confermati dallo stesso Esecutivo, che nella relazione illustrativa conferma l’abolizione del prelievo proprio per assicurare il coordinamento con il nuovo Codice doganale dell’Unione (Reg. UE 2108/2026).

Il nuovo Codice doganale ha introdotto, infatti, una commissione di gestione europea per ogni articolo e-commerce in arrivo dai Paesi extra-UE, che è entrata in vigore il 1° novembre 2026. Come evidenziato da Matthias Petschke, Direttore della DG Taxud della Commissione europea, alla IV edizione del Forum del commercio internazionale di ARcom formazione, nel 2025 è stato registrato un flusso di merci di prodotti acquistati online pressoché impossibile da gestire per le autorità doganali dell’Unione: sono stati sdoganati 5,9 miliardi di piccoli pacchi, per un valore di oltre 16 milioni unità al giorno. I pacchi low cost hanno raggiunto il 97% delle importazioni, pur rappresentano soltanto il 2% del valore delle merci importate.

La nuova tassa unionale risponde all’esigenza di coprire i costi che le amministrazioni doganali sostengono per le attività di verifica dei dati, di analisi dei rischi e dei controlli effettuati nell’ambito delle vendite a distanza.

La handling fee europea allontana definitivamente l’entrata a regime della tassa italiana prevista dalla Legge di bilancio, che rischiava di sovrapporsi, in maniera poco coordinata, rispetto all’iniziativa europea.

Come già anticipato (v. Italia Oggi del 27 settembre 2026) che l’art. 20 del nuovo Codice  ha dipanato ogni incertezza relativa alla possibile coesistenza tra la fee europea e un’analoga misura nazionale. Tale disposizione affida alle autorità doganali il compito di riscuotere la tassa di gestione unionale, escludendo, per i Paesi membri, la possibilità di prevedere una misura analoga a livello nazionale.

Dopo ben quattro rinvii, la fee nazionale sarà pertanto cancellata. Nelle previsioni di bilancio per il 2026, il balzello valeva 245 milioni l’anno. Secondo la relazione tecnica al d.d.l. per il 2027, tuttavia, l’impatto dell’abolizione è stato ridimensionato. Occorre considerare, infatti, che a luglio l’Unione europea ha abolito la franchigia doganale per le spedizioni sotto i 150 euro, introducendo un dazio fisso di 3 euro per ogni articolo importato. Di conseguenza, le spedizioni e-commerce sono diminuite notevolmente nei mesi di luglio-agosto, fermandosi a un volume di 61,7 milioni di euro. Sommando a tale risultato la riduzione dei flussi in entrata del -7,6%, a causa dell’incremento del prezzo medio delle spedizioni, oltre al dimezzamento della quota di elusione (20%) rispetto a quella considerata dalla finanziaria del 2026, la perdita di gettito si assesterebbe intorno ai 91,3 milioni.

Il prossimo passo per il Governo sarà individuare la copertura finanziaria per disporre la cancellazione del prelievo nazionale.

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