Dazi statunitensi e rimborsi: tempi, condizioni e rischi per le imprese importatrici

Dazi statunitensi e rimborsi: tempi, condizioni e rischi per le imprese importatrici

Di Sara Armella e Tatiana Salvi

Corsa ai rimborsi alle Dogana USA: le aziende che si sono trovate a versare i dazi perché hanno venduto negli Stati Uniti utilizzando la resa DDP (Delivered Duty Paid) o che hanno una succursale americana devono attivarsi per chiedere la restituzione di quanto versato prima della pubblicazione della sentenza della Corte Suprema. La decisione sui dazi introdotti dall’Amministrazione Trump non arriverà prima del 20 febbraio, lasciando alle aziende più tempo per fare ricorso alla Corte del Commercio internazionale. I giudici statunitensi, infatti, si prenderanno una pausa di quattro settimane durante la quale non saranno pubblicate opinioni.
Il caso all’esame della Corte Suprema riguarda l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge del 1977 invocata da Trump autorizza alcune misure eccezionali per far fronte a una situazione di emergenza nazionale. La sentenza della Corte Suprema stabilirà se l’IEEPA autorizzi o meno il Presidente USA a prevedere nuove tariffe doganali. Secondo la Costituzione americana, infatti, i dazi possono essere introdotti soltanto dal Congresso (articolo 1, sezione 8).
Durante l’udienza del 5 novembre la maggioranza dei giudici statunitensi è apparsa scettica sul fatto che il Presidente Trump avesse l’autorità di imporre i dazi IEEPA. Se la sentenza dovesse annullarli, dichiarandoli illegittimi, si aprirà la strada ai rimborsi. Ma i rimborsi non saranno automatici: soltanto le aziende che non hanno ancora liquidato gli importi dovuti o che hanno presentato ricorso alla Corte del Commercio internazionale degli Stati Uniti (CIT) prima della pubblicazione della sentenza potranno ottenere la restituzione di quanto versato. La presentazione del ricorso è piuttosto rapida ed è importante depositarlo prima della decisione della Corte Suprema per cristallizzare la giurisdizione: è sufficiente indicare i dati dell’importatore, il numero di entry e lo stato di liquidazione, oltre all’atto impugnato. In questa fase non è necessario un atto pienamente argomentato nel merito, potendo essere integrato successivamente.
Di norma, le dichiarazioni doganali sono liquidate entro circa 314 giorni dall’importazione. Nel caso di dazi non ancora liquidati, le aziende devono presentare una correzione post-riepilogativa (PSC) tramite il sistema ACE per correggere i dati di importazione e rimuovere i dazi IEEPA. Per i dazi già liquidati invece, gli importatori devono presentare un reclamo alla Customs and Border Protection (CBP) entro 180 giorni dalla data di liquidazione, chiedendo il rimborso dei dazi che sono stati dichiarati illegittimi. Se il reclamo viene respinto, gli importatori hanno 180 giorni di tempo per presentare ricorso presso la CIT. Il ricorso deve essere presentato da un avvocato abilitato negli USA.
È essenziale che le aziende rispettino questi termini, poiché, se la Corte Suprema dovesse dichiarare i dazi illegittimi e i termini sono scaduti, la richiesta di rimborso non potrà essere presentata. Molti operatori, infatti, hanno già intrapreso le azioni necessarie prima della scadenza, per assicurarsi che i loro diritti siano tutelati e ottenere il rimborso dovuto.
In base ai precedenti, molti commentatori USA affermano che una bocciatura della Corte Suprema potrebbe giovare soltanto a chi ha una causa di rimborso già avviata e che, dopo la sentenza, la Corte del Commercio internazionale probabilmente non accoglierà nuovi ricorsi. Di conseguenza, l’assenza di una causa pendente potrebbe rendere il rimborso estremamente difficile, se non addirittura impossibile.

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