Tassa sui pacchi: Assonime segnala i rischi di incompatibilità con il diritto UE
di Tatiana Salvi
Il contributo di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dai paesi extra-Ue finisce sotto accusa. Assonime chiede al Governo di modificare o abrogare la nuova tassa sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro, segnalando rischi di incompatibilità con il diritto Ue, distorsioni della concorrenza e possibili effetti negativi sui traffici commerciali e sulla logistica. La circolare 16 febbraio 2026, n. 2 solleva infatti numerosi dubbi sul prelievo per le spedizioni provenienti per lo più dalla Cina, invitando il Governo a modificarlo o ad abrogarlo.
Dal punto di vista economico, la previsione di un onere fisso applicabile alle importazioni di basso valore incide inevitabilmente sui traffici commerciali. L’applicazione di un prelievo non armonizzato influenza le scelte logistiche e distributive degli operatori, incentivando lo sviamento dei flussi verso altri Paesi europei che non applicano tale contributo, per poi procedere al trasporto verso i consumatori italiani. Secondo Assonime, il meccanismo può produrre effetti distorsivi sulla concorrenza tra operatorie tra Stati membri: lo spostamento dei traffici non deriva infatti da esigenze economiche o organizzative, ma dall’applicazione di un onere nazionale non previsto negli altri ordinamenti europei.
L’aumento dei trasporti intra-Ue comporta inoltre conseguenze negative anche sotto il profilo ambientale, in contrasto con gli obiettivi di sostenibilità perseguiti dall’Unione europea
La circolare di Assonime richiama poi i dubbi di compatibilità della misura con la normativa europea. Uno dei principi fondamentali dell’unione doganale è infatti il divieto di introdurre dazi e tasse di effetto equivalente (articolo 26 Tfue). La circolare n. 4/D dell’Agenzia delle dogane (si veda Italia Oggi del 7febbraio 2026) ha chiarito che il contributo non rientra tra i diritti doganali, qualificandolo come un onere destinato a coprire le spese amministrative connesse agli adempimenti dell’amministrazione, ai sensi dell’articolo 52 del Codice doganale dell’Unione.
Questa ricostruzione, tuttavia, non elimina i dubbi di compatibilità con l’ordinamento europeo, anche perché la norma richiamata consente l’imposizione di oneri solo a fronte di controlli specifici e concretamente svolti, mentre il contributo si applica indistintamente a tutte le spedizioni in arrivo, indipendentemente dall’effettivo svolgimento di attività di controllo. La handling fee prevista dalla legge di bilancio, in vigore dal 1° gennaio, si configura infatti come un contributo generalizzato destinato a coprire i costi amministrativi connessi agli adempimenti doganali per le spedizioni di valore inferiore a150 euro provenienti da Paesi terzi, una definizione che non sembra rientrare pienamente tra le ipotesi previste dall’articolo 52 del Codice doganale dell’Unione.
Resta da chiarire, inoltre, se tale qualificazione sia sufficiente a escludere l’applicazione del divieto di dazi e tasse di effetto equivalente. Come ricorda Assonime, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha interpretato tale divieto in senso ampio, includendovi qualsiasi onere pecuniario imposto unilateralmente che colpisca le merci al momento dell’ingresso nel territorio doganale. Il contributo di 2 euro rischia quindi di produrre effetti analoghi a quelli di un dazio doganale, indipendentemente dalla sua qualificazione formale, con possibili profili di incompatibilità con la disciplina europea.
Ma i problemi di compatibilità con il diritto Ue non finiscono qui. Le criticità si accentuano considerando che il prelievo nazionale anticipa la tariffa forfettaria europea di 3 euro sui piccoli pacchi extra-Ue, destinata a entrare in vigore dal 1° luglio. L’introduzione anticipata di un contributo nazionale espone l’Italia al rischio di una duplicazione dei prelievi, con evidenti problemi di proporzionalità, coordinamento normativo e certezza del diritto.
Resta ora da capire come si muoverà il Governo, che sta valutando un possibile rinvio dell’applicazione del contributo sui piccoli pacchi. L’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe in questa direzione è stato infatti eliminato, ma fonti governative hanno indicato la possibilità di intervenire con un differimento attraverso un diverso strumento legislativo, anche alla luce delle criticità applicative e del necessario coordinamento con la prossima disciplina europea.