Dazi IEEPA: eventuali rimborsi tra scadenze doganali e tempi della giustizia
di Sara Armella e Andrea Romani Grussu
Il possibile annullamento dei dazi IEEPA da parte della Corte Suprema USA non garantisce automaticamente il rimborso di quanto già versato. I tempi della giustizia rischiano di superare le scadenze doganali, spingendo gli importatori ad attivarsi subito per preservare il diritto al rimborso: una corsa contro il tempo che ha già portato alcune imprese davanti ai giudici
Il destino di alcuni dazi di Trump è nelle mani della Corte Suprema, che potrebbe dichiararli illegittimi e sbloccare rimborsi per 130 miliardi di dollari riscossi nel 2025. Scadenze stringenti e la scarsa collaborazione della dogana USA hanno innescato un’ondata di ricorsi, con cui gli importatori cercano di garantire il diritto al rimborso. Anche se non è affatto certo che la Corte Suprema annulli i dazi di Trump, le imprese sono chiamate ad agire in anticipo per evitare richieste tardive e perdere l’accesso ai rimborsi.
Il giudizio davanti alla Suprema Corte
Un gruppo di piccoli importatori ha contestato i dazi USA, introdotti in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), davanti alla Corte Suprema statunitense. Dopo l’udienza del 5 novembre, gli importatori sono in attesa della pronuncia della Corte che, contrariamente ad alcune previsioni, non si è ancora espressa. Molti commentatori avevano pronosticato che la sentenza sarebbe stata pubblicata in tempi brevissimi, addirittura prima di dicembre, sebbene la Corte possa pronunciarsi sino allo scadere dell’attuale mandato il prossimo luglio.
Se verrà dichiarata l’illegittimità dei dazi IEEPA, perché il Presidente Usa non aveva il potere di introdurre nuovi dazi, potrebbe aprirsi la possibilità per gli importatori di chiedere il rimborso di quanto versato in dogana. Il condizionale è d’obbligo. La Corte, come ha già fatto in precedenza, potrebbe decidere di annullare i dazi solo per il futuro o fino a una determinata data, e le incognite non si fermano qui.
Le procedure di rimborso
Di norma, le dichiarazioni doganali vengono liquidate in circa 314 giorni dall’introduzione dei beni. La liquidazione segna il confine tra un dazio “provvisorio” e un dazio “definitivo”. Fino a quel momento, l’importatore può presentare una correzione post-riepilogativa per rettificare il calcolo dei dazi e modificare la dichiarazione. Dalla liquidazione, l’importatore ha 180 giorni per contestare la decisione del CBP tramite un “protest” e richiedere il rimborso. Tuttavia, non è certo se la liquidazione dei dazi IEEPA rientri in questa procedura secondo la normativa USA. Il protest, infatti, è previsto contro le decisioni della dogana statunitense relative a “classifica, aliquota o ammontare dei dazi applicabili”. L’applicazione del dazio IEEPA, invece, sarebbe un’azione puramente “ministeriale”, automatica e quindi non soggetta a protest.
Alcuni importatori hanno chiesto alla dogana una proroga dei termini per la liquidazione, in attesa della pronuncia della Corte Suprema. Il CBP ha negato l’estensione del termine, costringendo le imprese a chiedere nuovamente l’intervento del giudice.
Nell’ultimo periodo si è registrata una vera e propria ondata di ricorsi all’International Trade Court (ITC), la stessa corte che per prima aveva dichiarato l’illegittimità dei dazi di Trump.
Gli importatori, tra cui grandi nomi come Costco e Oakley, chiedono un’ingiunzione al rimborso nei confronti dell’amministrazione americana, per aggirare i rigidi termini previsti dalla normativa. La Corte ha già adottato i primi provvedimenti organizzativi, concentrando tutti questi giudizi davanti allo stesso collegio di tre giudici, riunendo i ricorsi e sospendendoli in attesa della sentenza della Corte Suprema. Il 15 dicembre, inoltre, l’ITC, sulla base delle difese del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha chiarito che anche in questo caso gli importatori potranno ricorrere alla procedura di protest entro 180 giorni dalla liquidazione, per ottenere l’eventuale rimborso dei dazi.
Le imprese devono essere preparate e proattive in vista della possibile sentenza della Corte Suprema.
Contrariamente alle attese, la Corte Suprema non si è pronunciata sui dazi di Trump all’inizio di gennaio e non è solita annunciare in anticipo le proprie decisioni. L’attesa, tuttavia, offre agli importatori una finestra di tempo preziosa per attivarsi e tutelare il diritto al rimborso.
Oltre a monitorare attentamente le operazioni doganali, è fondamentale conservare in modo accurato tutta la documentazione relativa alle importazioni effettuate. Potrebbe anche accadere che la liquidazione avvenga (o sia avvenuta) prima dei 314 giorni, accorciando i termini per richiedere il rimborso. Infine, in caso di dubbi o situazioni particolari, potrebbe essere necessario agire in giudizio dal primo momento utile, per scongiurare eventuali preclusioni o decadenze dal diritto al rimborso.