Accordo UE-Mercosur: una risposta geopolitica al protezionismo globale

Accordo UE-Mercosur: una risposta geopolitica al protezionismo globale

di Sara Armella e Tatiana Salvi

Il 17 gennaio, l’Unione europea ha firmato l’accordo con i Paesi Mercosur: l’intesa, raggiunta dopo oltre 25 anni di trattative, dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo. Ma il 21 gennaio 2026 l’Eurocamera ha chiesto di inviare il testo dell’accordo alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per un parere legale sulla compatibilità dell’intesa con il diritto unionale e con l’autonomia normativa dell’UE, congelando, per il momento, la ratifica definitiva fino alla pronuncia della Corte. L’intesa sul Mercosur è composta da due diverse parti: un accordo di partenariato (EMPA), che ne definisce i principi generali, e un accordo commerciale provvisorio (ITA), che avrebbe dovuto anticipare l’entrata in vigore del trattamento preferenziale. In attesa del parere della Corte di Giustizia, l’Eurocamera potrà proseguire l’esame dei testi, ma dovrà, tuttavia, attendere la pubblicazione della pronuncia prima di poter procedere alla decisione finale sull’Accordo e alla sua entrata in vigore.

L’accordo con il Mercosur elimina progressivamente il 91% delle barriere commerciali, azzerando i dazi sui prodotti europei esportati verso i Paesi partner. Il Mercosur eliminerà la maggior parte delle tariffe sulle esportazioni europee entro i prossimi 15 anni. Per esempio, per i veicoli e componenti automobilistici, attualmente soggetti a dazi fino al 35%, il periodo di transizione sarà significativamente lungo. In Brasile e Argentina, i dazi sui veicoli elettrici e ibridi saranno ridotti immediatamente dal 35% al ​​25%, seguiti da una graduale riduzione al 5% dopo 15 anni e dalla completa eliminazione delle tariffe all’importazione entro il 18° anno. Per i veicoli alimentati a idrogeno è, invece, previsto un regime transitorio ancora più esteso, con l’avvio delle riduzioni tariffarie a partire dal sesto anno e la totale eliminazione dei dazi entro il venticinquesimo anno.

Soltanto i prodotti che soddisfano le nuove regole di origine preferenziale hanno diritto alla riduzione o all’esenzione dai dazi negli scambi commerciali tra Unione europea e Mercosur. L’Accordo di libero scambio prevede, infatti, l’azzeramento dei diritti doganali tra i due blocchi, ma tale vantaggio si applica esclusivamente alle merci aventi “origine preferenziale”.

L’accordo, quindi, non prevede un annullamento automatico dei dazi per ogni operazione commerciale, ma trova applicazione esclusivamente nei confronti dei prodotti che soddisfano le condizioni, legali e sostanziali, per essere considerati di origine preferenziale europea o Mercosur.

L’azzeramento dei dazi è subordinato, infatti, al riconoscimento di tre distinte condizioni. Dal punto di vista sostanziale, la merce deve rispettare le regole di origine preferenziale stabilite dal testo dell’Accordo e dall’allegato 3B. Il bene esportato deve, inoltre, essere accompagnato da una prova dell’origine preferenziale e, infine, è necessario che il prodotto sia trasportato direttamente dall’Unione europea verso l’area Mercosur.

Tra le categorie di prodotti che beneficiano del dazio zero, in primo luogo si collocano i beni che possono definirsi “interamente ottenuti” nell’Unione europea, per esempio quelli che derivano dall’agricoltura, dall’allevamento del bestiame, ma anche i rifiuti e scarti derivanti da operazioni di produzione ivi condotte, oppure articoli usati in tale zona e adatti solo al recupero di materie prime.

In secondo luogo, possono beneficiare del trattamento preferenziale i prodotti ottenuti nell’Unione europea esclusivamente a partire da materiali originari. Rientrano in tale categoria di beni i prodotti finiti realizzati con materiali che hanno più componenti o che hanno subito diverse lavorazioni. In questa ipotesi, è importante la tracciabilità di ciascun componente, in quanto ogni materiale, singolarmente considerato, deve essere di origine UE.

I prodotti realizzati mediante anche la trasformazione di materie prime estere o con l’impiego, nella lavorazione, di componenti realizzati in Paesi terzi, hanno diritto al dazio zero esclusivamente se hanno ricevuto, nell’Unione europea, una “lavorazione sufficiente”, come definita dal testo dell’Accordo e, in particolare, se soddisfano le condizioni di cui all’allegato 3B, che prevede regole di origine specifiche per ogni prodotto e richiede un esame molto attento e puntuale.

Per stabilire correttamente l’origine preferenziale è necessario partire dal corretto inquadramento della classificazione doganale del bene esportato e verificare, in relazione alla tipologia di prodotto interessata, la specifica regola di origine prevista dall’allegato 3B dell’accordo.

La lavorazione idonea a fare acquisire l’origine preferenziale è determinata secondo i consueti criteri previsti dagli accordi di libero scambio: cambio della classifica doganale, un particolare processo produttivo, un valore o peso minimo di componenti non originari.

Nel settore agroalimentare, prodotti come il formaggio possono beneficiare del dazio zero solo se latte e materie prime principali sono di origine UE. Analogamente, l’olio d’oliva ottiene il trattamento preferenziale se tutti i prodotti vegetali utilizzati sono stati interamente ottenuti nell’Unione europea. Nel settore meccanico e dei macchinari, invece, un macchinario assemblato con componenti originarie UE e materiali extra-UE può usufruire del dazio zero se rispetta la lavorazione richiesta dalla regola di origine dell’allegato 3B dell’accordo.

Altro aspetto di rilievo è la tutela delle Indicazioni geografiche protette. È previsto il divieto di imitazione per oltre 340 prodotti europei, riconosciuti come indicazioni geografiche (IG) tra cui 57 eccellenze del Made in Italy, come il parmigiano reggiano, il prosciutto di Parma o l’aceto balsamico di Modena. Si tratta del maggior numero di IG protetto da un accordo dell’Unione europea.

Per le aziende italiane che esportano verso i Paesi Mercosur, diventa fondamentale analizzare la propria supply chain, identificando l’origine di ciascun componente, raccogliendo dichiarazioni dei fornitori e verificando che le fasi produttive svolte in Italia siano idonee a conferire l’origine preferenziale UE.

La corretta individuazione delle regole di origine applicabili riveste un ruolo fondamentale nella pianificazione doganale delle aziende, in quanto, soltanto attraverso una corretta tracciabilità dei propri prodotti, gli esportatori possono beneficiare di un risparmio sui dazi e offrire i loro beni a prezzi maggiormente competitivi.

La capacità di dimostrare l’origine preferenziale non solo rappresenta una condizione per accedere ai benefici tariffari, ma diventa un fattore competitivo chiave. Le aziende che investono nella tracciabilità della supply chain e nella compliance doganale possono rafforzare la loro posizione nell’industria italiana e nelle catene globali del valore.

L’Italia riveste un ruolo di primo piano nei rapporti commerciali tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur. Attualmente, 13.117 imprese italiane esportano verso la regione. Il tessuto produttivo coinvolto è in larga parte composto da piccole e medie imprese, che rappresentano circa il 79% degli esportatori italiani verso il Mercosur. In tale contesto, il Mercosur si configura come il settimo partner commerciale dell’Italia tra i Paesi terzi, con esportazioni italiane verso l’area pari a circa 7,7 miliardi di euro nel 2024.

I prodotti agroalimentari, settore in cui l’Italia è molto competitiva, attualmente rappresentano solo il 5% delle esportazioni totali dell’UE verso il Mercosur, per un valore di circa 489 milioni di euro. La limitata incidenza è dovuta anche alle tariffe doganali proibitive che gravano sui prodotti chiave dell’export che possono arrivare fino al 55%. L’Accordo UE-Mercosur eliminerà tali tariffe, creando le condizioni per un sensibile incremento delle esportazioni italiane nel settore agroalimentare. L’intesa, inoltre, prevede la tutela di 57 indicazioni geografiche italiane, tra cui l’aceto balsamico di Modena, la fontina valdostana, il Grana Padano, il prosciutto di Parma, il Chianti, il Franciacorta e l’olio di oliva toscano. 

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